Pessano Vincenzina

PinoDeSarioArteUnire_crL’infinito silenzio dei borghi, il limpido tripudio dei colori e la sfavillante vibrazione delle luci danno il la alla poetica aulica della Pittrice Vincenzina Pessano, innamorata del piccolo mondo antico e di angoli di paradiso perduto nella realtà effettuale, ma riconquistato dalla vivace energia del suo alato pennello e della sua variopinta tavolozza.
pessano_a_crLa sua nuova figurazione affonda le radici nel vecchio figurativo dei grandi maestri classici e nel nuovo impressionismo dei pittori della montagna che, muniti di tavolozza, cavalletto e sgabello, s’insediano davanti agli ultimi spettacoli naturali, ancora rimasti e sopravvissuti, anche se in via d’estinzione, per ritrarli ognuno alla propria maniera.
100_1324_crQui riprendono masserie fortificate, casolari abbandonati, covoni ammassati, ruscelli e cascatelle gorgoglianti nell’aperta campagna fora, al dolce suono inebriante di zufoli, cembali e farandole, per respirare l’immenso sospiro dell’universo, all’unisono, in sintonia con il palpito dei loro cuori, il tocco della loro gouache e la vista dei loro occhi.
Stanca della routine quotidiana, dell’inquinamento sociale e dell’alienazione generale, Vincenzina Pessano torna entusiasta verso gli antichi ideali del comune rustico, quando podestà e maggiorenti si riunivano all’ombra di un’annosa quercia, per decidere tranquillamente le sorti della gente, cercando di agevolare piacevolmente il compito a tutti.
100_1320_crSparute, singolari e rare battute di caccia si alternano all’idillio campestre, con mute di cani setter o di agili levrieri alani, che corrono in terre campestri o in zone silvestri, inseguendo lepri e beccacce, lupi e cinghiali, oltre ai rapaci uccelli veloci, che volano in alto nel cielo, spaventati dagli spari improvvisi dei cacciatori di frodo o per diletto.
Vincenzina Pessano ama le prime luci dell’alba, dalle rosee dita che, in sul far dell’aurora, sveglia il mare immenso dal suo torpore notturno ed il chiarore delle varie fasi lunari, per scuotere le onde increspate dalla brezza marina o inerpicanti nella mareggiata, in una corsa e rincorsa verso la bassa e l’alta marea, sugli irti scogli o alte rocce a strapiombo.
100_1320_crOra l’Arcadia non è più del pastore Titiro e le sue greggi, di contadini e pastorelle, che cantano durante la vecchia aratura, mietitura, trebbiatura o che intrecciano placidi danze o sfrenati balli sull’aia, alla sera, ma si tratta di un vero sogno ad occhi aperti, in pieno giorno, dipinto ad olio, su tela, dalla mano ispirata dell’ottima pittrice Vincenzina Pessano.

Gianni Latronico

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